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Lama San Giorgio: le due facce di una serata PDF Stampa E-mail
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Scritto da Angelo Di Summa   
Domenica 29 Gennaio 2012 23:49

“Lama San Giorgio: Un sogno… La realtà”. Non c’era il punto interrogativo al tema della tavola rotonda, egregiamente organizzata dal Comune di Triggiano e svoltasi sabato sera presso l’Auditorium De Amicis. Lo scopo dichiarato degli organizzatori era quello di riparlare del Parco regionale delle Lame San Giorgio e Giotta: un parco nato normativamente 15 anni fa e da allora praticamente al punto di partenza.
Per smuovere lo stato delle cose, il sindaco Denicolò, con la collaborazione della consigliera Antonella Ruta, aveva convocato al pubblico confronto l’assessore regionale al territorio, Angela Barbanente, il presidente della Provincia Francesco Schittulli (che si è fatto sostituire dall’assessore provinciale Vito Perrelli), e i responsabili dei Comuni attraversate dalle lame: Gioia del Colle, rappresentata dal sub-commissario Luciano Marzano; Sammichele, rappresentata dal sub commissario Francesco Minervini; Casamassima, rappresentata dal sindaco Domenico Bilardi; Rutigliano, rappresentata dal sindaco Roberto Romagno, Noicattaro, rappresentata dal sindaco Giuseppe Sozio e Bari, rappresentata dall’assessore Maria Maugeri.
Tuttavia neppure la più vergine delle vestali avrebbe potuto illudersi che non sarebbe venuto fuori il tema dello sversamento a cielo aperto nella lama San Giorgio delle acque reflue derivanti dal depuratore di Sammichele: l’altra faccia della Regione, che, se con legge regionale (competenza: assessora Barbanente), ha istituito il Parco, con altra legge, quella sulla tutela delle acque(competenza: assessore Amati), in piena schizofrenia normativa, ha autorizzato l’Acquedotto Pugliese a  fare della lama una fogna a cielo aperto. Così inevitabilmente è stato.

In realtà, l’incontro ha avuto due facce. Il primo giro di interventi, quello che potremmo definire “della grande ipocrisia istituzionale”, è stato tutto un osanna al parco: “lo vogliamo” hanno detto tutti. Le differenze erano solo negli avverbi: chi lo voleva “fortemente”, chi “doverosamente” e chi invece  “decisamente”. 
Le ragioni c’erano tutte: la tutela di un ecosistema unico, il paesaggio, le prospettive di sfruttamento turistico (e occupazionale) attraverso l’individuazione di percorsi che valorizzino i beni naturali e storico-architettonici dei Comuni attraversati, ma anche lo scongiurare rischi di alluvioni e quant’altro (prevenire è meglio e più economico che dover riparare i danni).
Inutilmente l’assessore provinciale Perrelli si è assunto il ruolo di provocatore: se tutti siete così motivati, perché per 15 anni non si è fatto nulla? dove si attingono le risorse? quale organismo di gestione? quale perimetrazione? La risposta era la stessa: prima venga il parco e poi si risolveranno i problemi, perché quando c’è la volontà e c’è il coraggio delle scelte, le soluzioni si trovano sempre.
Insomma, c’era tanta unanime volontà di andare avanti che, ad un certo punto, l’ottimo moderatore, il giornalista Francesco Strippoli, si è detto preoccupato: troppo consenso è sospetto.
Già. Infatti, dopo tanto ecumenismo (non sappiamo se, prima di cominciare, c’era stata qualche forma di intesa riservata a “stare al tema”), alla fine il rospo è saltato fuori e non poteva essere diversamente, perché si può essere campioni di politichese finchè si vuole, ma la verità è una ed una sola: lo sversamento a cielo aperto e la prevista creazione sul fondo della lama di una canale cementificato per lo scolo a mare dei reflui, per come si voglia indorare la pillola, è in contrasto con la funzione di un parco che, come è stato detto, se non è “naturale” in tutti i suoi elementi, semplicemente non è.
Ha aperto le danze proprio l’assessore barese Maugeri, che, partendo dalla larga (“il parco sulla carta già esiste da quindici anni, si tratta di concretizzarlo, che è la cosa più complicata: per il dominio della gestione, facciamo uno sforzo di fantasia perché sia strutturata e con poteri veri”), ha cominciato a stringere sul concetto che “le lame sono territori complessi, per i quali non c’è solo da tener conto della flora e della fauna, ma anche di tutto quello che è avvenuto nel corso del tempo”, per arrivare al dunque: “la questione delle acque reflue va coniugata senza schizofrenia con la tutela del territorio”.
Da questo punto la serata è (finalmente) cambiata e mentre i subcommissari prefettizi di Gioia del Colle e Sammichele hanno utilizzato il loro ruolo non politico per tacere, i relatori hanno messo da parte le smancerie del “politicamente corretto” per dividersi sulla concretezza dei problemi, anzi del “problema”. E sì, perché oggi il problema non sono la perimetrazione o le  risorse  o la natura giuridica del dominio della gestione: il problema è salvare la lama San Giorgio dal destino di fogna a cielo aperto, sia pure di acque depurate.
Nella difesa della naturalità della lama si sono distinti soprattutto i sindaci di Rutigliano, Romagno, e di Casamassima, Bilardi. Anche alcuni interventi del pubblico, soprattutto esponenti dell’Archeoclub di Rutigliano, hanno usato toni di forte denuncia, citando anche dati che dimostrerebbero l’alto livello di inquinamento delle acque reflue. Triggiano, ahimè, è parsa piuttosto silenziosa.
Contro di loro i campioni della politica delle formule verbali, con il loro lessico fatto di “complessità”, “mediazione”, “mettere a sistema”, “coniugare”: le classiche stucchevoli parole che si vorrebbero magiche, ma  di cui la gente ha ormai imparato a diffidare, sapendo che quasi sempre nascondono una sola parola: “fregatura”.
In primo piano su questo fronte la solita Maugeri, che è riuscita a dimostrare quello che i cittadini di Triggiano sanno da sempre: che dell’area di San Giorgio al Comune di Bari non interessa  men che niente. Per lei l’unica preoccupazione sembra essere il fatto che non arrivi a Bari (magari dalla parti di San Girolamo) un tubo  di “merda” (il termine è stato usato da lei) in più. Ad un certo punto, la Maugeri ha tirato fuori l’argomento… principe: “in ogni caso la normativa sulla tutela delle acque è sovraordinata a quella sui parchi”. Come dire: ma di che stiamo più a discutere questa sera?
Va dato atto all’assessore regionale Barbanente di aver cercato di dare un equilibrio al dibattito e a quello che ha definito “il persistente conflitto tra tutela ambientale e sviluppo di ogni forma di infrastruttura”, invitando a “cercare le soluzioni con pazienza e senza pregiudizi, anche perché oggi le tecnologie si evolvono in direzione della tutela dell’ambiente”.
Almeno ha dimostrato di credere sinceramente nel parco, nella tutela della biodiversità, ma anche “dei beni culturali che sono il prodotto degli insediamenti millenari lungo i percorsi dell’acqua”. La sua parola d’ordine è stata quella di “trasformare i problemi in risorsa”. Tra i problemi anche il degrado di oggi della lama, per cui non basta la tutela, ma anche la riqualificazione, la ricostruzione dell’ambiente umido, la rinaturalizzazione. Certo, c’è anche il problema della depurazione, ma questo non può non essere affrontato se non in una prospettiva di tutela.
Da qui l’appello a tutti ad affrettare i tempi del parco. “Diamoci un cronogramma”, ha incitato l'assessore Barbanente. Gli step sono ormai chiari: condividere la perimetrazione già elaborata (col le due zone di tutela più o meno intensa); mettere in essere le norme tecniche di attuazione; individuare la forma gestionale; trovare le risorse finanziarie.
Tutto bene così, assessore regionale Amati permettendo.


 

Commenti  

 
#2 tatone 2012-01-31 12:52
Il Dott. Di Summa, nell'articolo non ha riportato l'intervento più importante della serata, di un certo Caringella (non triggianese) il quale ha puntualizzato che nel famoso documento per l'istituzione parco lama san giorgio, sottoscritto nel 2007 da tutti i sindaci coinvolti più l'associazione Italia Nostra, era già previsto l'eventuale recapito di acque reflue e l'eventuale necessaria opera di adeguamento idraulico del letto.
La morale qual è? Che di sto parco lama san giorgio alle istituzioni dal 1997 ad oggi non gliene è fregato nulla. Non voglio pensare che quell'incontro del 2007 fu figlio del decesso causa alluvione del 2006! Oggi cosa è cambiato? Che le prime acque depurate (non a dovere stando alle analisi) scorrono già del territorio di sammichele! E quindi siamo ad una nuova scossa dovuta all'opinione pubblica in rivolta.
La Barbanente ha detto una cosa giusta... Facciamolo sto parco, mettiamo su l'ente di gestione poi tutto si potrà discutere con la forza del collettivo e non della singolo. Attendiamo notizie dall'incontro di ieri in regione...
 
 
#1 Orlando 2012-01-30 14:47
Ho partecipato anche io al dibattotito di sabato scorso e non ho capito una cosa: il Comune di Triggiano da che parte sta?
 

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