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Benvenuto in Triggiano Democratica e Futura
Questa sera divertimento all'Auditorium con gli Angel's Elisir
Scritto da com.   
Sabato 04 Marzo 2017 12:40

la locandina

 
Rifondazione Comunista per il Fallacara: contro la chiusura, per la sanità pubblica
Scritto da Alessandro Costanza - Portavoce Prc Triggiano   
Venerdì 03 Marzo 2017 23:43
PRCRiceviamo e pubblichiamo.
Giovedì 23 Febbraio, presso la Sala mostre del Palazzo comunale, si è tenuta l'assemblea “Giù le mani dalla sanità pubblica” organizzata dal circolo del partito della Rifondazione Comunista di Triggiano.
Di recente la Giunta regionale di Michele Emiliano, presidente e assessore alla sanità, ha approvato un piano di riordino ospedaliero che sancisce la chiusura effettiva di vari reparti ed ospedali in tutto il territorio regionale, devastando il comparto sanitario pubblico, già oggetto di innumerevoli disservizi causati da anni di boicottaggio da parte delle giunte susseguitesi.
Operatori sanitari, esponenti sindacali e istituzionali, nella persona di Cosimo Borraccino, membro della Commissione sanità del Consiglio regionale, insieme a numerosi interventi da parte del pubblico, hanno contribuito a fornire una visione d'insieme della situazione, fornendo particolari sulla situazione odierna degli ospedali, dei lavoratori dipendenti, elaborando possibili scenari futuri che questo scellerato piano potrebbe contribuire a creare nel nostro territorio e in tutta la regione.
Abbiamo organizzato questo evento per fornire alla cittadinanza un’occasione di informazione sul futuro del nostro ospedale “Fallacara”, che rischia la chiusura de facto. Crediamo che la politica in questi frangenti debba dimostrare il suo legame con il territorio, condividendo con i cittadini le tematiche, includendoli nelle vicende per rianimare le istanze della società civile, da tempo minate da un forte senso di spaesamento e sfiducia.
 
Lunedì 6 marzo incontro con lo scrittore Antonio Campobasso
Scritto da red.   
Venerdì 03 Marzo 2017 23:31
la locandina
Lunedì 6 marzo 2017, alle ore 19.00, presso la Sala Mostre del Comune di Triggiano
Anna Lagioia dialogherà
con lo scrittore ANTONIO CAMPOBASSO
autore del volume "Nero Di Puglia".
 
Domenica al Salotto delle Arti il ricordo di Al Jarreau
Scritto da red.   
Venerdì 03 Marzo 2017 23:10
Al Jarreau
Nell’ambito delle iniziative culturali del “Centro studi Il Salotto delle Arti”,
domenica 5 marzo 2017, alle ore 17:15
presso la sede del Centro Studi, in via Dante 138 – Triggiano,
il m° Leopoldo Sebastiani
presenta

Al Jarreau
Un fantastico viaggio dentro la musica di un grande protagonista
della vocalità afro-americana contemporanea
.

 
8 marzo. Emancipare la donna, ma da che cosa?
Scritto da Andrea Costanza   
Domenica 26 Febbraio 2017 23:39
8 marzoTra pochi giorni si celebrerà la festa della donna. Al netto dei dibattiti, e degli spettacoli, e dei congressi culturali ai quali parteciperanno i soliti quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due che si unirono compatti in fila per sei col resto di due, dicevo, al netto di ciò, nella vita reale, di quella volgarotta come piace a noi, l’homo insapiens-insapiens ridens, che si fa un mazzo così rimboccandosi le maniche dalla sera al dì, anche in questa ricorrenza si preoccuperà di assecondare i desiderata della moglie, o della fidanzata, o magari chi se lo può permettere anche della commara. A mo’ di antipastino, ovviamente, le donerà la tanto amata e profumata mimosa, le cui piante ogni anno vengono devastate e saccheggiate per permettere non solo a quei poveri cristi degli abusivi di lucrarci su, ma anche, con annesso regalo incorporato, per emancipare la donna; ma da cosa? Emanciparla, almeno provvisoriamente, dal tedio causato dal vivere quotidiano, quel tanto che basta per schivare le sue ire, e i rimbrotti, e i fastidi, e i capricci, e gli scappellamenti a destra e a sinistra per almeno una settimana. Cinque giorni. Tre. Va bene anche uno.
Ad accompagnare tale ricorrenza arriverà con tuffo triplo carpiato l’ufficio marketing della Vodafone o della Tim o della Vattelappesca Mobile ed eccetera eccetera, ragion per cui, insomma, perché non approfittare dell’occasione per mandare via etere uno spot zuccheroso “a chi ama le donne”, dove ci pregherà, e ci scongiurerà cortesemente e con le lacrime agli occhi di rifornirci presso i loro punti vendita affinché, ehm ehm!, “l’8 marzo non sia solo una data”. Una data, questa, nella quale poter reiterare l’assunto secondo cui le donne vanno tutelate e protette un po’ come i panda delle foreste cinesi del Sichuan; a pensarci bene, che cos’è la tanto invocata parità di genere se non l’ennesima mortificazione travestita per conquista di civiltà?
 
QUANNE LA FEMMENE. Il nuovo spettacolo di Antonella Genga
Scritto da EnDiGi   
Martedì 21 Febbraio 2017 23:15
la locandinaIl nuovo spettacolo di Antonella GengaQuanne la fèmmene”, con Giuseppe De Trizio, offre una ricchissima panoramica della donna barese nella tradizione e nell'immaginario collettivo.
Antonella Genga è attrice completa; spazia dal teatro pirandelliano alla canzone popolare; dalla commedia italiana alla farsa barese, alla danza.
Nelle tradizioni baresi mancava una lettura all'universo femminile; per questo è stata immediata e spontanea l'intesa con Vito Signorile. A lui è stata affidata la regia  per colmare questo vuoto. Uno spettacolo che aiuta, tra l'altro, a superare i personaggi di shakespeariana memoria, “interpretati” da maschi, e che restituisca la gamma dei sentimenti e la carica di sensualità di donna barese radicati nell’immaginario popolare.
Gli intermezzi musicali sono  del chitarrista Giuseppe De Trizio che, accompagna dal vivo le narrazioni dell’attrice.
Lo spettacolo va in scena il 25 e il 26 febbraio  presso Sitara Teatro Via Carmine 18 Bari - vecchia. Info 080 4047713.


 
Pasolini e l'uomo-merce
Scritto da Andrea Costanza   
Giovedì 16 Febbraio 2017 22:12
PasoliniCredo che un autore come Pierpaolo Pasolini debba essere a seconda dei casi scoperto o rispolverato, per essere letto e riletto. Le sue intuizioni magistrali, benché opinabili, offrono delle vere e proprie istantanee sul mondo in cui viviamo. Egli le elaborava in un’epoca, parliamo degli anni 60/inizi anni 70, di grande slancio ottimistico; un’epoca in cui l’economia italiana era in forte crescita, era il lavoro che ti veniva a cercare e non il contrario, mentre i tassi di mortalità, inclusa quella infantile, andavano calando sensibilmente.
L’avvento nel secondo dopoguerra della società dei consumi in Italia, quest’ultima ormai diventata a tutti gli effetti una potenza industriale, fu un processo che però contribuì a stravolgere i costumi di un popolo, prima d’allora, diviso e composto in classi e da realtà locali e particolaristiche, e quindi da un insieme di soggettività distinte e riconoscibili.
Il borghese, il contadino, il proletario, con i loro usi e costumi, erano tali non solo nell’apparenza, ma anche nella sostanza, rispettivamente nel loro modo peculiare di approcciarsi alla vita. Il ventennio fascista, nel suo intento di inquadrare e uniformare i suoi membri in legionari vestiti da pagliacci, a parer di Pasolini, non aveva intaccato e stravolto nelle fondamenta quell’agglomerato interclassista. Quello che non era riuscito a fare il fascismo, lo aveva fatto nel giro di pochi anni la “way of life” a stelle e strisce, questa nuova e potentissima brezza che vede l’economia come assoluto epicentro in una società improntata unicamente sulla produzione, sulla vendita e sul consumo di merci.
Il meccanismo della produzione, della vendita e del consumo di merci su cui si regge un sistema industrial-capitalistico avanzato come il nostro, ha bisogno che il singolo individuo diventi un ingranaggio infinitesimale applicato ad una macchina burocratica che tende, a parer di Pasolini (ma non solo di Pasolini, la bibliografia in merito è piena), a travolgere e a spossessare l’uomo delle sue funzioni umane facendolo diventare poco più di uno strumento; attraverso le sue prestazioni di funzionario-lavoratore da una parte, e di consumatore dall’altro, dovrà contribuire a rendere operante un meccanismo che inevitabilmente lo ridurrà a sua volta a prodotto di consumo.
 
Giù le mani dalla sanità pubblica
Scritto da com   
Giovedì 16 Febbraio 2017 00:34

giù le mani dalla sanità pubblica

 
Caro Michele, mi riconosco nella tua nausea
Scritto da Andrea Costanza   
Giovedì 09 Febbraio 2017 20:59
Caro Michele,
non ti conosco né tu conosci me. Mi chiamo Andrea, e siamo coetanei. Abito nel profondo Sud, a Triggiano in provincia di Bari, tu invece abitavi su al Nord, a Udine. In uno di questi pomeriggi sono venuto a sapere, per caso, del tuo drammatico epilogo. Mi piacerebbe pensare che per caso, tra cinque o vent’anni, magari in una stazione trafficata o desolata, avremmo potuto conoscerci aspettando il solito treno ritardatario, sai com’è, avresti potuto chiedermi una sigaretta o un’informazione, io la sigaretta non te l’avrei data perché non fumo, in compenso avresti ascoltato la mia risposta, il treno nel frattempo sarebbe arrivato, ci saremmo salutati con indifferenza ognuno per la sua strada, “arrivederci, buona fortuna!”, o magari ci saremmo risentiti e rivisti chissà dove e chissà quando.
Per caso, non capiterà. Potrai concordare con me che nella vita capita di non dover mai conoscere persone con cui poter stabilire un contatto fugace, con cui poter scambiare durature comunanze d’intenti e di vedute e amicizie, salvo poi apprenderne la sola esistenza, ancora per caso, quando sono già morte e sepolte. La vita non solo ha il suo senso del ridicolo ma anche quello del macabro.
Mi scuserai, Michele. Forse sono inopportuno, forse può apparire altrettanto ridicolo e macabro che io ti scriva. Scrivendoti forse m’illudo che tu possa leggere queste mie parole, spero, di conforto, di sincera vicinanza.
 
Regione: smantellato il diritto alla salute
Scritto da Partito della Rifondazione Comunista   
Mercoledì 08 Febbraio 2017 12:11
Dal Partito della Rifondazione Comunista di Triggiano riceviamo.
logoIl Piano di Riordino ospedaliero è ormai definitivo.
Si è inevitabilmente compiuto un lento processo di aggressione al diritto alla salute, di svalutazione delle strutture sanitarie pubbliche. Il Piano di Riordino regionale prevede di fatto un consistente ridimensionamento delle strutture ospedaliere pugliesi, prevedendo la chiusura per alcune (8 per la precisione), con la loro conversione entro il 2018 a centri di supporto, e lo smantellamento di vari punti di primo intervento e reparti. Nonostante gli esponenti della maggioranza consigliare alla Regione, capitanata da Emiliano, abbiano ancora il coraggio di definire il piano come una “grande procedura di consultazione”, il provvedimento sostanzialmente rappresenta lo smantellamento di un diritto, la volontà politica di rendere obsoleto tutto un comparto sanitario pubblico, al contempo agevolando interventi di privatizzazione del settore.
Tutto questo si somma ad un contesto sanitario pietoso: vari esponenti sindacali in forza all'organico ospedaliero denunciano condizioni inumane dei pazienti, strutture dove “non ci sono più nemmeno le barelle”, dove spesso “i pazienti sono ammassati in dieci in stanze che ne potrebbero ospitare quattro”, come nel caso del Di Venere e del San Paolo di Bari. Per non parlare delle proteste in terra di Taranto dove sono emerse numerose criticità tra cui la ridotta dotazione di posti letto con un rapporto per numero di abitanti inspiegabilmente inferiore rispetto alle altre province della Puglia, oltreché un organico deficitario di circa duemila unità. Ad Ostuni chiudono i reparti di chirurgia ed ortopedia, mentre i plessi di Mesagne, San Pietro Vernotico e Fasano sono destinati alla riconversione.
Questi sono solo alcuni esempi, in una regione che assiste inerme al progressivo disfacimento sanitario.
Scenari simili, province diverse nella medesima regione.
 
C'è in giro troppa puzza di copertoni bruciati
Scritto da Andrea Costanza   
Lunedì 06 Febbraio 2017 20:11
copertoni bruciatiNon la sentite questa puzza terribile, simile a quella dei copertoni malmessi quando vengono bruciati? La respiri, la vedi quella nera esalazione, ti entra pure nei polmoni e non vedi l’ora che sparisca, e tu non la vedi più perché si leva in cielo, viaggia, s’espande nell'atmosfera, fa il giro del mondo, di questo mondo così brutalmente eterodiretto e uniformato, nel quale per dirla con Milan Kundera “non c’è possibilità di fuga, in nessun posto e per nessuno”, nel frattempo però i copertoni continuano a rimanere lì vicino a te a bruciare e non puoi fare a meno di respirare.
Uomini, donne, bambini, anziani, ragazzi, ragazze, se li guardi bene in faccia ti accorgi che qualcosa sta bruciando in loro, in noi, in te, in me; li guardi che soffocano dentro, con quegli occhi che non hanno nulla da dire, privi di empatia, di sentimenti, di emozioni, di genuinità e io in loro mi ci specchio, mi specchio cioè in quest’umanità spenta, lacerata, che non sa di niente come la carne in scatola, portatrice inconsapevole di un quotidiano e incessante slancio verso il peggio, di un impeto seduttore e distruttivo e di rivalsa contro qualsiasi tipo di soggettività essente e pullulante di umanità e di vita. Un’umanità, questa, divoratrice, affamata di nulla e che nel nulla si rimesta e affonda per approdare sulle rive della perdizione, le quali si materializzano nella volontà di conficcare la propria essenza nel gigantesco magma di ciò che non è e non vuole essere niente, laddove si intersecano vanità, azioni, idee, intenzioni, merci all'insegna del superfluo che rendono la stessa vita altrettanto superflua.
Sostenere che l’umanità sia in fin di vita a molti può destare scandalo. E se fosse già morta? Se lo fosse allora parleremmo di un qualcosa che non esiste, come il popolo assiro-babilonese, scomparso millenni fa; n’è rimasto solo un vago ricordo, niente più. Ebbene, se fosse davvero morta a chi spetterebbe accompagnare il feretro dell’homo non più sapiens ma ludens?
 
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