| Le stranezze dell'Italia, il posto fisso e gli studenti sfigati |
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| Scritto da Tonio Amodio |
| Venerdì 03 Febbraio 2012 12:17 |
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Non vi è dubbio che dalla rabbia all' antipolitica il passo é breve. In molti se la prendono con quella politica sempre più lontana dal mondo reale delle persone e dei lavoratori che lottano giorno dopo giorno per arrivare a fine mese, stretti tra precariato e disoccupazione. E non possiamo reagire al mondo europeo che attraverso la stampa ironizza sarcasticamente scrivendo: italiani, quanto siete strani!! proprio in relazione alle nefandezze dei partiti e dei singoli politici che si scoprono giorno dopo giorno. Se continueremo con gli attuali signori della politica che vogliono a tutti i costi farci credere che si stanno spendendo per il bene della nazione, inevitabilmente continueremo con questa gara al peggio. I politologi e gli storici hanno scritto interi volumi per tentare di comprendere la situazione. Forse in questo primo periodo del 2012 si comincia a respirare un' atmosfera politica diversa. Da qualche tempo il tono dei principali partiti protagonisti si è ammorbidito, le polemiche si sono fatte meno aspre. Si sono profilate ipotesi di possibili intese, mentre da quando la lega è tornata all'opposizione, la febbre per questo movimento è tornata a salire. Bossi ha ripreso a minacciare usando il suo solito stile “padano”. Queste vicissitudini dimostrano la difficoltà della Repubblica italiana di stabilizzarsi e normalizzarsi. E di accettare inoltre il principio di quella che Raymond Aron chiamava “la prosa democratica”, il cui grigiore, a suo dire, “sgombrava il campo dalla poesia epica e tragica del totalitarismo”. Chiudere così un ciclo di circa un ventennio di politica caratterizzata dalla formazione di coalizioni eterogenee, utili per vincere le elezioni, ma che hanno reso difficile, se non impossibile governare il Paese. Una semplificazione della vita politica, può suscitare evidentemente resistenze a sinistra, a destra e al centro. come peraltro accade abitualmente, sia in Italia che altrove Oggi al centro del dibattito vi sono temi cruciali: come lo stato generale del Paese, il suo posto nell' ambito della concorrenza internazionale, il regresso della competitività delle imprese, gli ostacoli alla crescita, la bassa produttività del lavoro, il considerevole ritardo della ricerca, dello sviluppo e dell' insegnamento superiore, il disastro demografico, il blocco della mobilità dei giovani, l'aggravarsi delle disuguaglianze sociali, di genere, territoriali, generazionali.
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