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E' vero che, come dice l'amico prof. Cornacchioli, non basta scrivere e che talvolta è più necessario agire, ma è pur vero che il manifestare le proprie idee a volte può produrre l'effetto che si desidera. Succede spesso che chi condivide le idee decida spontaneamente di assumere il ruolo del cittadino consapevole, specialmente quando si argomenta su problematiche di carattere sociale che riguardano la nostra vita quotidiana e, in particolare, questioni di “politica” cittadina. D'altronde essere cittadini consapevoli significa prendere atto che siamo degli esseri umani straordinari, con diverse capacità, che siamo parte di una comunità, che siamo noi gli artefici del destino e della storia politica del luogo in cui viviamo, quindi saper mettere in comunione le nostre intelligenze, ci consentirebbe di ottenere dei grandi risultati in termini di efficienza economica, ambientale e qualità della vita. Questo è possibile svilupparlo se viene richiesto dall' Amministrazioni comunale, che a sua volta potrebbe diventare garante per il corretto funzionamento delle varie attività. :Si contribuirebbe così ad alleggerirla da tutte quelle pressioni inutili che quotidianamente deve gestire, ma che non rientrano nei suoi compiti istituzionali. Si favorirebbe l'abbattimento di grosse perdite di tempo, la dispersione delle risorse economiche, la velocizzazione della burocrazia.
Inoltre questa dinamica tutelerebbe le iniziative dei cittadini dai vari avvicendamenti dell'amministrazione. Una consapevole partecipazione dà la possibilità ad ogni cittadino di interpretare il suo ruolo nella comunità, come se fosse un socio di un'impresa. E' suo interesse, pertanto, che l'impresa si adoperi per trovare le strategie opportune per svilupparsi sempre di più e al meglio. Perché ho voluto affrontare questo spinoso problema che forse a molti non piacerà. La risposta è che forse le mie idee sono lontane dalle logiche che governano la nostra condizione sociale e quindi con la mia formazione professionale sono fuori dalla realtà che continua ad essere permeata di intrighi della politica, politica intesa nel senso più deleterio del termine non dei e per i cittadini. Ma per avvalorare quanto espresso nell'introdurre questo mio argomentare, vado avanti caparbiamente nella speranza che qualcuno condivida e si faccia promotore di iniziative che mirino, se non altro, a migliorare la qualità della vita della nostra città. Alla radice di questo tema c'è una percezione dello stato di crisi in cui versano le istituzioni della democrazia rappresentativa sia per l'eclissi della “democrazia dei partiti” sia per la diminuita affidabilità della concertazione tra l'amministrazione e qualche gruppo di potere. Il sindaco stesso nella video intervista di Capodanno, apparsa su questo giornale, indicava, “tra i momenti di difficoltà del sistema, la mancanza di partiti solidi e politicamente vitali nella sua maggioranza.”. Ma essere sindaco di una città significa ricevere il mandato dei cittadini per aiutarli a perseguire quelle finalità che riguardano principalmente le politiche ambientali, le politiche sociali e le politiche sanitarie. Seguire questo percorso significa anche evitare contestazioni spiacevoli o che vengano messi in discussione i propri orientamenti di fondo e acquisire consenso alle proprie scelte. Il coinvolgimento dei cittadini ( mi sono più volte soffermato su questo aspetto) nelle scelte pubbliche costituiscono un tentativo di dare una risposta non populistica alla crisi di democrazia rappresentativa, nel senso che si prefigurano percorsi strutturati e in qualche modo regolati. Avendo in passato sollecitato il sindaco a mantenere fede al suo impegno ovvero ad essere il più possibile vicino ai suoi concittadini, mi aspettavo, per esempio,(sperando che si realizzasse il mio sogno riportato in un mio precedente scritto) che all'inizio di questo nuovo anno egli convocasse i cittadini in un incontro pubblico per renderli consapevoli ( secondo il principio da lui evocato in campagna elettorale della trasparenza e della buona politica) di quello che è stato realizzato dalla sua amministrazione nel primo semestre del suo mandato e per offrire la possibilità di fare proposte per una migliore realizzazione del suo futuro programma. Mi rendo conto che non è possibile rivolgere i processi partecipativi a tutti i cittadini, considerato che solo una parte risponderebbe all'invito, ma per evitare squilibri sui contenuti decisionali, pur indirizzando la partecipazione ai cittadini in generale, farebbe bene (e spero che accolga il mio suggerimento) a coinvolgere quella parte che costituisce la “cittadinanza attiva”, ossia i cittadini consapevoli e organizzati che si impegnano per il bene comune. Si può facilmente ritenere che le esperienze di partecipazione possano avere effetti virtuosi sull'amministrazione comunale, nel senso di indurla ad aprirsi all'ascolto e al dialogo, a ridurre le propria autoreferenzialità. La promozione e la gestione di tali processi partecipativi tende sicuramente a sviluppare la creatività e a stimolare l'apprendimento dei consiglieri comunali e dei funzionari. Ma. se non ricordo male, il dott. Denicolò nella sua campagna elettorale, intervistato da Di Summa, alla domanda postagli “Con che stile lavorerai?” rispose. “...il ruolo del sindaco, è soprattutto quello di coinvolgere, motivare e delegare. Ovviamente un sindaco dovrebbe essere circondato di gente di cui si può fidare, disposte a lavorare con passione, ma anche con professionalità accertata. Sono anche per il massimo di concertazione e di partecipazione, nei confronti di tutti gli organismi partecipativi, dei cittadini, dei consiglieri, delle forze politiche...”
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