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Credo che mai come in questo momento, pur nella quiete delle vacanze, i cittadini attenti alle vicende del nostro paese, di destra o di sinistra, stiano provando il “disgusto” nei confronti della politica e di tutto ciò che le gira intorno e la sostiene, ovvero i giornali e i vari telegiornali falsati e controllati da potenti signorotti della politica. .Anche i meno accorti sono stufi della rissosità e inconcludenza della politica e manifestano uno spregio verso i politici per la crescente cronica instabilità politica che affligge il paese. Ciò che, purtroppo, emerge da questa situazione è il ruolo che svolge il giornalismo politico che sicuramente, ora più che mai, sta contribuendo alla rissosità fra guelfi e ghibellini e a far allontanare sempre più il cittadino dalla politica. Stiamo vivendo un periodo tra i più vergognosi della nostra storia politica recente. E visto di tutto: ore di telegiornali e intere pagine di carta stampata dedicate ai gorghi maleodoranti di una politica pericolosamente in bilico tra vizi privati e pubbliche virtù; cambi di casacca; Queste cose sono il segno di una politica ormai abituata a parlare d'altro, invece che dei problemi che riguardano la gente. Ma anche di una informazione spesso prona al potere, che in molti casi ha rinunciato a ogni forma di vera denuncia e pratica il gossip facile o l'occultamento delle notizie, in nome della difesa degli interessi del proprio editore di riferimento. E l'opinione pubblica, troppo tollerante nei comportamenti privati e troppo indifferente anche alle conseguenze del decadimento della vita pubblica, appare spettatrice confusa e smarrita di un confronto politico sempre più simile alla guerriglia.
Insomma ancora una volta dobbiamo assistere alla solita divisione tra guelfi e ghibellini, piuttosto che ad un solido ancoraggio a valori condivisi di convivenza sociale. Da una parte, di fronte a evidenti difficoltà strategiche e in mancanza di un adeguato disegno politico, il centro-sinistra finisce per subire le suggestioni giustizialiste per assumere spesso il ruolo di custode dell'etica collettiva Dall'altra, un centro-destra che sorvola allegramente su fatti e misfatti e promuove l'approvazione di leggi discutibili o addirittura scandalose. Ogni scelta sospetta di interesse domestico viene giustificata in nome della necessità di difendersi e di difendere il proprio leader dai tentativi di affossarlo. E il disvalore di ogni comportamento discutibile è rimosso facendosi scudo del consenso popolare ricevuto. Ma torniamo al ruolo dei mezzi di comunicazione di massa che è l'argomento che prende spazio in questo mio scritto. Storicamente il ruolo della stampa è stato quello di tutelare la propria indipendenza, controllare i politici e informare l’opinione pubblica. Ma questo ruolo può essere svolto soltanto se la stampa gode di buona salute. E’ questo non è il caso di oggi. Ci siamo accorti giorno dopo giorno di come l'informazione viene plasmata dai poteri forti o come, nella migliore delle ipotesi, questa si auto-censura per compiacere agli stessi. Persino l'agenda politica italiana viene imposta prepotentemente da giornali, televisioni e radio che non perdono occasione per sostenere o colpire qualcuno degli attori in scena (partiti o personaggi politici). Il Paese si è fatto turlupinare dai media che hanno colpito con gossip e scoop vari personaggi politici, condizionando l'umore “politico” della massa e preparandola alle sceneggiate di opinabilissimi paladini sedicenti “senza macchia”. Masse di giovani sono stati colpiti dalle armi di distrazione di massa del potere mediatico e sono state trascinate in piazza, convintissime che all'insegna di un colore alla moda si potesse veramente liberare il paese dalla morsa di lobby che in Italia hanno solo burattini di varia rappresentanza. Il potere mediatico è quello che permette ai poteri forti di “farne di tutti i colori”, facendo credere allo spettatore passivo che è tutto a fin di bene, che si agisce per il meglio, Ma d'altra parte quest'ultima pratica è molto utilizzata, dal momento che televisioni, giornali e radio sembrano dare il meglio di loro quando va costruita ad arte l'immagine del “male” da combattere e sconfiggere. Lo vediamo ritualmente, senza soluzione di continuità geografica, laddove gli interessi dei poteri forti vanno protetti e magari incrementati. In questa situazione come possono continuare ad informare i suddetti mezzi di comunicazione, se non sfuggono al potere mediatico, alle sue armi, ai suoi mezzi, ai suoi ricatti al paravento della parola? Può essere ancora concepibile che nel giornalismo si pratichi una reale democrazia diretta, e che non si voglia distinguere tra il rilevante e l'irrilevante, con l'evidente intenzione di mantenere accese le polemiche e i veleni?
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