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Quale idea di Biennale? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Angelo Di Summa   
Mercoledì 18 Giugno 2014 12:43
Anche questa volta è partita la Biennale Dicillo. L’assessore alla Cultura di turno, Piero Caringella, ancora una volta è riuscito a metter su una rassegna d’arte, utilizzando il finanziamento a disposizione. Bene o male non sappiamo ancora, ma ha fatto la sua parte. Non è mancata qualche polemica. Perché non è stato fatto un bando preventivo? Quali le ragioni della scelta? E così via.
Ma ancora una volta il problema vero, quello di fondo, della Biennale non mi pare sia stato toccato.
Premettiamo che una Biennale d’Arte, che voglia significare qualcosa di men che occasionale e improvvisato, non può essere una rassegna d’arte fatta una volta ogni due anni. Una Biennale d’Arte, perché abbia reale senso artistico e culturale dovrebbe essere una vera e propria “istituzione”, in grado di legare con stabilità il nome di Triggiano ai processi di produzione artistica più significativi sviluppantisi su una determinata scala territoriale (se non internazionale, possibilmente nazionale e, comunque, regionale: è una questione di ambizione, ma anche di risorse disponibili).
Il vero problema è proprio qui: quanto Triggiano è disposta ad investire per un obbiettivo del genere? Se tale disponibilità non c’è, non so quanto valga la pena continuare a spendere soldi in rassegne di autori di volta in volta appartenenti a questa o quell’altra “scuderia” facente capo a questo o a quel critico/manager. Manifestazioni così infatti passano senza lasciare tracce sensibili e durature e non coinvolgono certo la gente, né quella di Triggiano né quella che dovrebbe venire da fuori.
Se invece Triggiano ha voglia davvero di investire in una Biennale d’Arte (e qui ci vorrebbe prima un dibattito ampio serio e aperto), allora dovrebbe essere conseguente con le azioni, a cominciare dalla messa a disposizione delle risorse finanziarie necessarie (anche, magari, nella prospettiva di una intesa sinergica tra pubblico e privato) e, soprattutto, nel darsi un progetto, che superi l’improvvisazione e costruisca una ipotesi di lavoro in grado di offrire una identità specifica e originale alla manifestazione. L’idea di una Fondazione e, con essa, quella di un direttore artistico stabile trovano logica e sviluppo proprio in questa prospettiva, che poi era la prospettiva originaria.
Un po’ di storia non guasta. La Biennale Dicillo nacque, con l’Amministrazione Dattoli, per una lucida e lungimirante intuizione dell’allora assessore Adolfo Schiraldi, che vide lo sbocco progettuale dell’evento nella collaborazione, come direttore artistico stabile, del grande artista Mimmo Conenna, una delle voci più importanti del Novecento italiano. Ciò consentì alla Biennale, già alle prime edizioni, di godere di presenze artistiche e critiche significative e, soprattutto, di affacciarsi già sullo scenario nazionale. Ma lo stesso Schiraldi aveva avuto anche l’intuizione di “consolidare” l’impresa attraverso la realizzazione di una Fondazione cui affidare le attività culturali del Comune, fra cui, al primo posto. la Biennale. Purtroppo i successivi sviluppi politico-amministrativi e la scomparsa prematura di Mimmo Conenna fecero naufragare il progetto come originariamente concepito.
Seguirono varie edizioni della Biennale, sempre più asfittiche e improvvisate o, se si preferisce, biennalmente rabberciate, in cui il Comune si è di volta in volta affidato ad operatori, magari non privi di buona volontà, ma comunque privi dei necessari background culturali e relazionali. Il risultato: il provincialismo e la mancanza di prospettiva.
Cambiare rotta è ormai diventata una necessità. Ciò significa comprendere che la prossima Biennale dovrà cominciare esattamente il giorno dopo la chiusura di questa edizione. Ma ancora una volta torniamo al tema della differenza tra amministrare per dare un futuro al paese e amministrare per sopravvivere. Torneremo presto sull’argomento.


 

Commenti  

 
#1 docens_2008pens 2014-06-20 08:35
Condivido pienamente la tua denuncia appassionata e ben documentata. La soluzione 2014, priva di bando di concorso, apre ampi e ingiustificati spazi di arbitrarietà, con conseguenti riflessi negativi sul piano della fiducia e della credibilità. La Biennale "Nazionale"! Rocco Dicillo di quest'anno appare quindi ricacciata nel chiuso spazio di un cerimoniale aperto solo a convitati prescelti da pochi, sia pur qualificati, addetti alle scelte affidate a una privata organizzazione.
 

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