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Presidente Monti, dov'è l'equità? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesco Ventolone   
Mercoledì 07 Dicembre 2011 17:25

Avrebbe dovuto agire in fretta, il governo Monti, nato con e per l’emergenza della crisi economica; eppure la manovra economica, l’esclusiva missione affidata all’esecutivo, ha visto la luce ben 19 giorni dopo l’insediamento. Forse comprensibilmente, perché si tratta di un testo normativo di ben centoquaranta pagine, che ha innovato settori delicatissimi quali quello pensionistico.
“Crescita, equità, rigore”, questo il mantra ripetuto dal premier e dai suoi ministri sin dall’inizio del loro mandato.
Rigore, quello sì, c’è senza dubbio, visto che, come è stato calcolato, in media ogni famiglia italiana, si vedrà aumentare le spese tributarie di circa 600 euro.
Crescita, è tutta da vedere: gli effetti delle misure adottate si potranno verificare solo tra un po’ di tempo e vi è più di qualche dubbio sulla sua effettiva esistenza.
Quel che, però, certamente manca all’appello è l’equità. Perché questo governo non ha fatto nulla di innovativo o semplicemente diverso rispetto a quanto visto con gli esecutivi precedenti, indipendentemente dal loro colore politico.
Non è la prima volta, anzi ne siamo abituati, che leggiamo sui giornali di tasse sulla casa, di irrigidimento del sistema pensionistico e dell’aumento di benzina.


Siamo alle solite: si pensa bene di prelevare danaro laddove è più facile trovarlo, vessando, come sempre, il piccolo proprietario (in Italia vive in una casa di proprietà l’80% della popolazione) e il lavoratore dipendente.
Non c’è invece alcuna traccia di provvedimenti tali da modificare ed eliminare, finalmente, le vere grosse pecche del sistema economico nostrano, a cominciare dall’evasione fiscale massiccia ad opera di grandi e piccole imprese e dei grandi liberi professionisti.
Infatti, nel Paese dove ormai neppure il falso in bilancio è quasi più un reato, un forte segnale di cambiamento sarebbe stato operato con l’introduzione di leggi penali tributarie severe e giuste; basti pensare la fine che fanno negli Stati Uniti i Madoff (condannato a 150 anni di reclusione per le frodi finanziarie) e in Italia i Tanzi (condannato a soli 18 anni, molti dei quali trascorsi nella sua mega-villa).
Un altro auspicato segnale di svolta, la forte riduzione dei pagamenti in contanti, è stato affievolito dal limite innalzato dai 250-300 euro previsti ai 1000 euro poi inseriti nel decreto; non dubitiamo che i furbi italiani inizieranno a far fioccare fatture da 999 euro.
Neppure le grandi, enormi ricchezze sono state toccate: non con l’aumento IRPEF per la fascia più alta (quella di chi dichiara più di 100.000 euro), per cui un ritocco dell’aliquota di 1-2 punti percentuali avrebbe consentito minor pressione sul ceto medio-basso all’accettabile prezzo di qualche razione di caviale e champagne in meno per i più possidenti; non con la patrimoniale, fumo negli occhi del PDL, senza i cui voti al Senato la manovra non passa (dobbiamo ricordare che metà della ricchezza italiana è concentrata nelle mani del 10% della popolazione); neppure con una piccola tassazione sulle rendite finanziare, sicuramente l’aspetto più parassitario dell’economia globale.
E quanto si potrebbe raggranellare tagliando decisamente le spese militari? Un patrimonio, certamente. Nel 2010 lo Stato italiano ha speso 20.365.000.000 di euro... venti miliardi e trecentosessantacinque milioni di euro! E ogni anno la spesa aumenta sempre più. Come se non bastasse, proprio qualche giorno fa le Camere hanno espresso parere positivo per la spesa di altri 520 milioni di euro per spese militari con riferimento alla missione in Afghanistan. Sembra che la nostra nazione stia per essere invasa da frotte di eserciti barbari e invece sono, soprattutto, uscite per missioni all’estero (o, più correttamente, guerre) per le quali, a voler essere cinici, non riceviamo neppure un adeguato tornaconto.
Per non parlare di altri due tabù: le spese della politica e l’esenzione sugli immobili della Chiesa.
Quanto alle prime, l’unico provvedimento adottato nella manovra si riferisce alla (finta) abolizione delle Province, sostituite da consigli di massimo 10 delegati dei comuni con funzioni di raccordo tra gli stessi e le Regioni. Nulla riguardo ai veri buchi neri delle finanze pubbliche come rimborsi elettorali, bonus extra, consulenze esterne, ecc.
Con riferimento ai copiosi sovvenzionamenti che lo Stato fornisce a Santa Madre Chiesa, non vorremmo cominciare un capitolo a parte, relativo ai numerosi rivoli mediante i quali i pubblici danari pervengono alle istituzioni cattoliche (consultabili sul sito http://www.icostidellachiesa.it e tra i quali spiccano voci come “contributi all’editoria cattolica”, “tariffe postali agevolate” e “copertura statale per il consumo idrico del Vaticano”).
Ci limitiamo semplicemente a segnalare che per gli immobili di proprietà ecclesiastica non è previsto il pagamento dell’ICI (né della futura IMU) quand’anche utilizzati per attività commerciali, purché tali attività non siano esclusive. Tradotto in soldoni: su un albergo di proprietà della Chiesa, purché munito di una cappelletta, non è dovuta l’ICI e, inoltre, l’IRAP è dovuta solo per la metà...
Pensate solo che, a Roma, un immobile su tre è di proprietà della Chiesa o comunque ad essa riconducibile, e ricordatevene quando, a giugno, andrete a pagare l’anticipo dell’IMU sulla vostra prima (ed unica) abitazione di 75 mq.
In sostanza, questo governo non si è rivelato poi così diverso dai precedenti né sembra che l’unione di cotanti illustri professori abbia prodotto idee brillanti: si potrebbe proprio dire che... il Monti ha partorito il topolino!
E se vi siete commossi davanti alle ormai celeberrime lacrime del ministro Fornero, beh, è bene sapere che anche noi ne piangeremo tante!


 

Commenti  

 
#1 Anna Maria Lagioia 2011-12-08 17:47
E' vero: ancora una volta, continuano a vessarsi i lavoratori onesti e i pensionati e si finge di combattere l'evasione fiscale con norme facilmente "aggirabili" dai "furbetti".
Che dire, poi, della tassa di stazionamento (solo) sulle barche di lunghezza superiore a 10 metri? Certo, mica potevano tassarsi anche i proprietari degli yacht di "soli" 9 metri e 1/2...poverini!!! Eppure, questa tassa sta "sollevando polvere" più dell'aumento del prezzo della benzina e più di tutte le altre attribuite a coloro che non riescono nemmeno ad arrivare a fine mese (per verificarlo, basta dare un'occhiata in internet).
Invariati restano, poi, i compensi dei parlamentari e dei politici di grosso calibro... Altro che equità!
Mi chiedo dove andremo a finire di questo passo.....
 

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