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Carissimi Angelo, Vincenzo e Alessandro. Il primo è il mio amico Angelo Di Summa; il secondo è Vincenzo Denicolò, il sindaco di Triggiano; il terzo è Alessandro Costanza, segretario del Circolo dei Giovani Comunisti. Mi rivolgo a Voi per raccontarvi una bella storia che sto vivendo qui a Triggiano. Vi prego, cogliete il lato positivo… limitato, che io sto vivendo da novembre 2011 fino a questi giorni. Sto diffondendo un mio libro di poesie, “LE MIE VISIONI”. Chi lo ha avuto da me, nel senso che nessuno me lo ha chiesto, non dice se è bella la sua lettura o viceversa. Ne ho date, di copie del libro, alcune centinaia; pochissimi si sono complimentati. Tre persone mi hanno detto che la poesia “Eluana” è bella. Credetemi, non vado alla ricerca di complimenti, non mi interessano. Voglio solo che leggano… TUTTI!
Mi capita di sostare, spesse volte, nell’ingresso del Liceo Scientifico “Cartesio” di Triggiano e, nell’attesa, leggo sul monitor appeso al muro gli appelli alla lettura dei libri e dei versi dei grandi pensatori. Versi brevi, ma bellissimi. Uno dice, cito a memoria: LEGGI NON SOLO CIÒ CHE SI DICE DI OGGI, MA DELL’ETERNITÀ! Torno al mio ragionare-appello, alla lettura. Il libro delle mie poesie, chi lo hanno, non lo leggono tutti. Quando incontro alcuni di questi amici lettori, io chiedo a loro se hanno letto il libro. Pochissimi dicono di sì. Caro Vincenzo Denicolò, non sto rivendicando l’obbligo alla lettura. Mi preoccupa la mancanza di passione, di bisogno della conoscenza, di ciò che è bello intorno a noi: l’arte, la musica, la poesia, i racconti, il teatro. Mi è capitato di proporre l’acquisto del mio libro di poesie ad una signora, che gesticolava mentre parlava con me, tenendo in mano non so quanti “gratta e vinci” (tre o quattro) e non le interessava sprecare 5 Euro per un libro di poesie. “C’ TÉN’ U’ TIMB’ A LÉSC I POÉS’Î?, mi ha detto. Chi ha il tempo di leggere le poesie. Spero di non dare pena a Voi, di questo mio scritto. Mi piacerebbe che Voi coglieste il lato positivo di questa lettera. Non ho la presunzione di lanciare appelli clamorosi. Non ne ho il titolo perché non sono un letterato. Eppure da “autodidatta”… lo scrivo in piccolo per farmi capire…, vorrei che si facesse di più in questo nostro paese per la cultura. Il mio libro di poesie è quello che è. Se lo specchio è trasparente “leggerà” chiaro chi lo pulisce. “Noi”, aiutiamo “quelli” a trovare lo “strofinaccio” per pulire meglio lo “specchio”, per leggere di più tutti! Un cordiale saluto. Piero Quassia
Caro Angelo, Vincenzo, Alessandro… e noi possiamo aggiungere: cari intellettuali, cari dirigenti scolastici, cari parroci, cari insegnanti, cari tanti ancora…. Piero Quassia ci richiama tutti ad un compito difficile ma non impossibile: come diffondere l’amore per la lettura nonché per l’arte, per la musica, per il teatro…, per la cultura. Lo fa partendo dalla esperienza minima del suo libro di poesie e chi lo conosce, come i destinatari diretti della sua lettera, sanno che non siamo in presenza di una forma originale e indiretta di promozione. Piero scrive per amore della poesia, ma ama la poesia molto più di quel che scrive. D’altronde, un problema come quello che pone, va al di là di tanti libri e va al di là di Triggiano. E si scontano ritardi pesanti: una scuola che non insegna a leggere e non seleziona per merito, affidandosi a troppi sociologismi-alibi, una editoria che ha prezzi troppo cari, la cultura del facile e del comodo, che incentiva le immagini in luogo dei testi e così via. Fa specie, soprattutto se si va all’estero, vedere in metropolitana tanta gente di ogni età che legge libri. In Italia, al massimo, leggono qualche rivista di gossip. Proprio per questo potrebbe sembrare una sfida quanto mai ardua. Ma se la soluzione finale e globale del problema può apparire lontana, un’idea di progressi a piccoli passi appare praticabile. Ed è quel che si potrebbe fare, assumendosi ciascuno il carico di una parte del problema. Che poi è quello che, in definitiva, molti già fanno: Enti pubblici, associazioni, singoli docenti, giornali, anche qui a Triggiano. Come sai non mancano le presentazioni di libri, le esperienze di lettura pubbliche (organizzativamente molte recano anche la tua firma), per non parlare del lavoro svolto dal Presidio del Libro e delle iniziative in programma, come l’Antifestival del Libro cui sta lavorando l’Assessorato alla Cultura del Comune. Non manca nemmeno l’attenzione al problema: il sindaco Denicolò mi ha telefonato per commentare la tua lettera e per invitarmi, come “primo destinatario”, a fornirti assicurazioni sull’impegno dell’Amministrazione. Naturalmente all’amico sindaco non possiamo evitare di dire che la verifica dovrà esser fatta sul bilancio e che invece siamo molto preoccupati da voci recenti che invece… mormorano di tagli proprio ai capitoli della cultura. Se è così, non ci siamo. Si può fare di più? Si deve. Ma la gente che non acquista il quotidiano (altro che libri) e getta i suoi soldi affollando le sale di scommesse o che rimbambisce danti alle telenovele ce n’è sempre troppa. Ma la difficoltà del compito non ci deve scoraggiare. Vale qui la parabola evangelica del seminatore: occorre seminare dappertutto, pur sapendo che solo una parte del seme cadrà sulla terra buona e darà frutti. Cominciamo dall’incontrare i bambini delle scuole elementari, come hai fatto tu stesso l’altro giorno. Cominciamo dai giovani più sensibili al farsi carico dei problemi più generali (quelli che, come diceva don Milani, hanno scelto il motto I care). Magari Alessandro deciderà di riunire periodicamente i “suoi” giovani a leggere poesia: la forma espressiva più rivoluzionaria che esista. Con amicizia. Angelo Di Summa
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