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La testimonianza del Padre Provinciale, fra Francesco Neri.
 Sono morti a distanza di poche ore. Padre Egidio Indellicato e padre Giuliano Abbatecola, cappuccini, sono tornati alla casa del Padre insieme, il primo nella serata di sabato 4 febbraio e il secondo nella mattinata di domenica 5. Entrambi erano legati a Triggiano da vincoli solidissimi. Padre Egidio era nato a Triggiano il 10 gennaio 1921 da Michele e Regina Rubino e qui era stato battezzato con il nome di Pietro. Impegnato a lungo nel Salento, è stato formatore dei fratini nei seminari di Francavilla e Barletta; in tempi più recenti ha svolto il suo ministero di cappellano presso il locale Ospedale “Fallacara”. Del resto il servizio ai malati era stato centrale nel suo impegno sacerdotale, avendo svolto per lungo periodo il compito di cappellano presso il Policlinico di Bari. Lunghissimo il ministero svolto a Triggiano da padre Giuliano, il quale, adelfiese di nascita (13 aprile 1923), era diventato triggianese di adozione. Presso il nostro Convento infatti ha vissuto per decenni, ricoprendo i ruoli di Padre Guardiano e di Parroco. Molte generazione di studenti lo ricordano pure come docente di religione presso la Scuola Media “Dizonno”. Ed a Triggiano è rimasto fino a quando l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, lo avevano costretto a trasferirsi presso l’infermeria della casa Provinciale di Santa Fara in Bari. I funerali di padre Egidio e padre Giuliano si sono svolti questa mattina a Bari.
Nell’occasione, il Padre Provinciale dei Cappuccini di Puglia, fra Francesco Neri OFM Cap., ha inviato alle comunità francescane due lettere in cui ha ricordato le figure degli scomparsi. In particolare di padre Egidio, ha voluto ricordare il servizio formativo per i giovani candidati al sacerdozio, l’impegno all’esterno della fraternità, a contatto con la gente, come parroco e cappellano ospedaliero, nonché la cordialità, la bonomia e l’ironia benevola. “Infine- scrive ancora fra Francesco - del nostro fratello devo ricordare l’affetto verso la propria radice: verso la propria famiglia d’origine, con la quale coltivava rapporti regolari e stretti, e verso il proprio paese natale, Triggiano, le cui vicende seguiva appassionatamente, dal punto di vista politico ed istituzionale e perfino edilizio. Se certamente è vero che per noi Cappuccini l’Ordine costituisce la famiglia nuova e definitiva, è però vero che le stesse Costituzioni ricordano che «le relazioni dei frati con la propria famiglia favoriscono la crescita affettiva» (172,4), ci impegnano con giusta misura ad adempiere «i nostri doveri di pietà e di familiarità verso i nostri genitori, parenti» (94,4), nonché, anzitutto attraverso la cittadinanza, verso tutta intera la «famiglia umana che deve essere riunita dalla carità perfetta» (101,7)”. Altrettanto commosso il ricordo di padre Giuliano, di cui fra Francesco ha ricordato l’apostolato “molteplice”: formatore, parroco e predicatore profondo e nello stesso tempo popolare (“omelie robuste, brevi, concrete e perciò estremamente incisive nella formazione spirituale dei fedeli”). “Da vero francescano – è il giudizio di fra Francesco Neri - viveva nella minorità il ministero, da un lato mostrandosi disponibile ad ogni tipo di collaborazione da chiunque e dovunque venisse richiesta, dall’altro portando ad esecuzione con fedeltà ed efficacia il mandato ricevuto. Non gli interessavano cariche e titoli, gli interessava lavorare per il Regno di Dio. Una particolare inclinazione padre Giuliano l’ha manifestata verso il mondo dei giovani. Ha insegnato nei nostri luoghi di formazione (specialmente la sociologia), e ancora più ha insegnato religione nelle scuole pubbliche. Oggi come allora, questa rimane un’opportunità preziosa di essere a contatto con i giovani e annunciare il Vangelo. Di tutta la propria persona ha fatto dono alla gente. Ad un’iniziale impressione di severità, seguiva subito l’esperienza e l’apprezzamento per la sua umanità, la sua intelligenza, la sua sensibilità. Padre Giuliano sapeva ascoltare in modo attento, accoglieva con affetto, sosteneva e incoraggiava chi era in crisi, curava le relazioni nei dettagli attraverso i quali finalmente si rivela l’importanza che una persona ha per noi”. La parte finale delle due lettere è comune per entrambi gli scomparsi. “Carissimi fratelli Egidio e Giuliano, vi ringraziamo per la testimonianza di amore alla vocazione francescana cappuccina. Siete entrati fin da piccoli nella nostra vita, ed avete perseverato sino alla fine per un tempo tanto prolungato. In un tempo come il nostro, che i sociologi definiscono di ‘relazioni liquide’, ci avete mostrato che è ancora possibile stabilire relazioni solide, e che soprattutto può essere solida la relazione fondamentale dell’uomo con Dio. Avete ascoltato la chiamata del Signore, gli avete risposto affermativamente da Lettera circolare n. 2 / 2012 3 piccoli ed avete mantenuto l’impegno d’amore con la fedeltà quotidiana prolungata per un così grande numero di anni. Insegnate alle nostre generazioni che è possibile e bello dire sì al Signore per sempre”.
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