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Fallacara. Una battaglia che avrebbe dovuto unire e che ha diviso PDF Stampa E-mail
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Scritto da Angelo Di Summa   
Sabato 28 Agosto 2010 08:56

Vi sono battaglie che dovrebbero unire. Quella per il Fallacara, per esempio. E ai tempi e contro il piano Fitto ha unito. Oggi quella battaglia ha diviso e divide. Così si ha la sensazione che a Triggiano oggi più che il futuro del nosocomio interessi  la futura campagna elettorale per le Comunali.
E il Fallacara, che rimane in ogni caso la maggior “azienda” di Triggiano, oltre che “abbandonato” da chi più avrebbe dovuto difenderlo – penso agli operatori sanitari –, finisce per diventare pretesto per altri scontri, per altri obbiettivi. Così si lotta da schittullisti o da cassaniani, da destri o da sinistri, da governativi o da regionalisti, da puri o da impuri, ma non si lotta da triggianesi e basta.
Una lotta così è persa in partenza.
Dire che tutto ciò è terribilmente triste è scontato. Capire il perché ciò avvenga è più difficile.
La vicinanza del ritorno alle urne può essere una delle cause. Le elezioni, si sa, sono il campo proprio della divisione, dei distinguo, della concorrenzialità. Ma può bastare questo a spiegare questo lottare per lo stesso obiettivo dichiarato ma su fronti contrapposti?
Può anche influire una sensazione di ineluttabilità degli eventi (in questo caso del ridimensionamento dell’ospedale), che alla fine porta a puntare più sui possibili vantaggi in termini di ricaduta di immagine della battaglia, che non nell’esito oggettivo della battaglia stessa.
In effetti, il disastro alla greca del bilancio della sanità pugliese è nei fatti e la necessità di tagliare è una evidenza inconfutabile. Che poi si tagli (sostanzialmente) a Triggiano e non a Terlizzi finisce per essere una ragione di rassegnazione rispetto a quelle logiche della cattiva politica contro le quali ci sentiamo tutti più o meno tutti impotenti.

Può darsi pure che influisca il clima politico generale, che porta con sé venti di elezioni politiche anticipate, per cui gli interessi comuni e comunali sembrano poter essere sacrificati a quelli della propria parte.
Per essere espliciti, sei anni fa il sindaco Denicolò non esitò un istante a schierarsi apertamente contro il Governo regionale della propria parte pur di realizzare una lotta locale bipartizan. Oggi l’approccio è molto diverso e l’Amministrazione comunale va in direzione del “chiedere” (ma forse oggi la Regione non è più in grado di dare e nemmeno di fare le promesse da marinaio che ci ha elargito nel recente passato) e non del contestare. Nel comunicato del sindaco Cassano non si legge una sola parola contro il Governo Vendola, anzi, quasi a mettere le mani avanti, si torna anacronisticamente sul Piano Fitto e si cerca di tirare in ballo il Governo centrale, quasi che questo fosse responsabile della sciagurata gestione vendoliana della sanità pugliese.
Diciamo pure che probabilmente Cassano, che sua stessa vocazione o collocazione, è molto più organico alle logiche di partito di quanto a suo tempo non fosse Denicolò.
Ma anche queste ipotesi non ci sembrano del tutto capaci di fornire la spiegazione esaustiva alle iniziative cui stiamo assistendo, che troppo spesso danno la sensazione più di un assalto che non di una difesa dell’ospedale.
La verità è che forse il clima politico a Triggiano si è incattivito e ha perduto ogni riferimento etico al comune sentire, al ritrovarsi su di un piano di identità valoriale civica.
Anche qui le cause possono essere molteplici e possono far riferimento ad un territorio del tutto periferizzato, che, nella politica delle residenze (quella stessa che da troppo tempo ha portato gli studi tecnici a farsi soggetti politici) al servizio di un’area metropolitana che ci sta cannibalizzando, da un lato ha condotto i residenti a smarrire ogni capacità di “sentirsi comunità”, dall’altro lato ha reso impraticabile per le forze politiche tradizionali la rappresentanza degli stessi residenti.
Ma fra le cause dell’imbarbarimento del clima politico non ci sentiamo di escludere nemmeno l’agonia dei movimenti politici, sempre più asfittici nella autoreferenzialità di chi se ne dice padre e padrone, le campagne elettorali con molti investimenti finanziari e pochissime passioni, e la stessa gestione intollerante e cesaristica del potere, su cui  l’Amministrazione Cassano ha bruciato i pur tanti meriti realizzativi.
Su tutto ciò sarebbe utile che un dibattito serio e profondo prendesse il posto delle ingiurie tra ultras delle opposte fazioni. Ma chi lo fa questo dibattito?
Il sogno è che la Triggiano migliore (se ce n’è ancora una) esca dal guscio dello stare alla finestra e faccia sentire costruttivamente – e magari trasversalmente - la sua voce e, anche in vista delle prossime Comunali, rivendichi un nuovo protagonismo.
Il futuro di Triggiano non può essere ancora affidato ai “soliti” logori attori di mestiere, che da decenni fanno e sfanno Amministrazioni comunali, pagano spiccioli di sottogoverno per acquistare voti in Consiglio comunale, cambiano casacche per recitare con parole diverse la stessa parte e le stesse rendite fondiarie.
Triggiano merita un cambiamento. O di morire, come sta morendo oggi negandosi la unitarietà di una battaglia che avrebbe dovuto essere combattuta solo in nome del Fallacara e solo in nome della triggianesità.

P.S. – Ad articolo già scritto è giunto un comunicato della Segreteria del Pd che, lamentando anch’essa la mancata unitarietà della battaglia, sostiene che le iniziative recenti del Sindaco Cassano siano state assunte in rappresentanza di tutta l’Amministrazione. A parte una questione di tempi (il sindaco ha dato l’impressione, almeno all’esterno, di muoversi tardi) e a parte i toni fortemente polemici e… propagandistici del comunicato, che di fatto contraddicono l’assunto, ci chiediamo se il sindaco si sia mosso (anche quando è stata decisa l’occupazione simbolica dell’Ospedale) avendo coinvolto o meno ufficialmente la Conferenza dei capigruppo e tutte le forse politiche rappresentate in Consiglio comunale. Pretendere che il sindaco, solo perché sindaco, ogniqualvolta che i muove rappresenti anche le monirnze, ci pare sinceramente una forzatura.
E lo stesso PD che iniziative ha assunto per realizzare una mobilitazione vasta e bipartizan? Se la Lista Schittulli si offre all’accusa di essersi mossa nell’ottica di porre un imprimatur preelettorale sul Fallacara, non abbiamo registrato iniziative e logiche diverse da altre parti. Per cui temiamo che le nostri considerazioni di prima restino tuttora in piedi.
Per il resto i giorni a venire saranno giudici di eventuali correzioni di rotta (non solo verbali) nel senso auspicato da noi e, a quanto pare, anche dalla Segreteria del PD.


 

Commenti  

 
#1 aldinohiend 2010-08-29 08:57
Sono profondamente preoccupato per l'Ospedale ma lo sono ancora di più per la situazione del nostro paese. Io non mi intendo di politica né è mia aspirazione far parte di questo o quel partito né sono alla ricerca di consensi e/o di poltrone ma, da quello che vedo, non posso che constatare che siamo nelle mani di politici di bassa statura, senza alcun carisma. Ovviamente il discorso è trasversale e coinvolge sia la sinistra sia il centro sia la destra.
Frequentando per lavoro ed anche per diletto diversi comuni pugliesi ho modo di constatare come le varie Amministrazioni Comunali si prodighino per il bene del proprio paese non solo organizzando manifestazioni musicali, culturali, sagre, ecc. ma anche attuando piani di sviluppo commerciale ed industriale, migliorando la viabilità e le infrastrutture, ponendo le basi per consentire ai giovani di trovare momenti di aggregazione senza la necessità di spostarsi in altri comuni.
Triggiano, da anni, è ormai un paese fantasma. Al traffico convulso e disordinato di giorno fanno da contraltare la strade deserte di sera. Un paese dormitorio, imploso, accartocciato su se stesso.
Che tristezza!
E mi fa ancora più tristezza assistere allo spettacolo che viene offerto dagli uomini pubblici. Quello/a litiga con quell'altro/a, lascia il proprio gruppo e ne fonda un altro, dalla maggioranza si ritrova con l'opposizione. I recenti tristi eventi legati all'Ospedale stanno poi portando a galla tutto il marcio, i rancori sopiti, le diatribe interne, insomma la feccia della politica. E' il gioco al massacro, il "tutti contro tutti".
E questo per che cosa? Per una poltrona? per un posto al sole?
Ma per favore! Ci vuole ben altro per questo disastrato paese.
Ci vuole trasparenza, onestà, deontologia, buon senso, impegno. E' palpabile la necessità di lasciare a casa i propri interessi personali. E' indispensabile una ventata di freschezza, di volti nuovi, intelligenti, con idee sane e concrete. Lasciamo a casa i parrucconi, la vecchia "nomenklatura", abbandoniamo la demagogia ed il conflitto ma soprattutto cominciamo a fare autocritica, un SERIO esame di coscienza.
Sono pronto a scommettere che le liste per le prossime amministrative saranno come sempre farcite dei "soliti nomi".
Se ciò dovesse verificarsi allora vorrà proprio dire che abbiamo gli Amministratori che ci meritiamo!!!!!
Aldo Di Caterino
 

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