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Scritto da Dir.   
Sabato 04 Febbraio 2012 00:41

Quale modello per la macchina comunale? Le forze politiche triggianesi proprio in questi  giorni sono chiamate a lavorare su una ipotesi, proposta dalla Giunta, di rimodulazione dell’organico comunale, fondata sulla riduzione a tre (rispetto ai cinque attuali) dei Settori operativi.
Diciamo subito che il modello vigente risale al lontano 1999 (Amministrazione Dattoli) e che da allora ha subito solo aggiustamenti via via richiesti dalle normative nazionali.
Il modello, come s’è detto, prevede 5 Settori, affidati a 5 dirigenti: Affari Generali e Istituzionali; Socio-Culturale; Assetto del territorio; Finanze e Bilancio; Polizia Municipale e Ambiente): un sistema abbastanza complesso, andato tuttavia in crisi per via dello spopolamento dei dipendenti.
Infatti la storia di questi ultimi anni ha visto da un lato il collocamento a riposo di numerose unità di personale, dall’altro l’impossibilità normativa di assumere per sostituirli, se non in una percentuale estremamente limitata. In conclusione oggi ci troviamo con un solo dirigente (l’ing. Felice Rubino all’Assetto del territorio) e un saldo negativo di dipendenti di trenta unità. All’emergenza si è cercato di provvedere con gli interim, cioè affidando più ambiti operativi alle stesse persone, ma sostanzialmente la complessità dell’azione amministrativa non appare gestita al meglio.

Da qui  la necessità di un nuovo modello operativo: un modello tuttavia che deve recuperare anche realismo, visto che bisogna mettere nel conto che anche per il futuro le risorse finanziarie non consentiranno di assumere molte unità in più rispetto alle 78 attuali. La legge infatti vuole che la spesa del personale del Comune, non superi quella dell’anno precedente e il turn over non può andare oltre il 20% dei cessati nel corso dell’anno. Né in tempi di crisi come gli attuali è prevedibile una inversione di tendenza.
Come utilizzare tale ridotta possibilità assunzionale? Verso l’alto o verso il basso?
Proprio su questo punto, nelle scorse settimane, abbiamo registrato una polemica tra la Cisl, il sindacato maggioritario dei dipendenti comunali, e gli amministratori. Il dilemma, come i nostri lettori ricorderanno, era quello di adottare un modello che prevedesse la dirigenza (come volevano gli amministratori) ovvero un modello senza dirigenza (come voleva il sindacato).
Il presupposto della querelle era, in soldoni, che con il costo di un dirigente si possono assumere tre unità di personale non dirigenziale: scelta quest’ultima comune alla maggioranza dei Comuni italiani, che vedono in posizione apicale non dirigenti ma funzionari di cat. D (per i quali oggi è comunque richiesta la laurea).
Il sindacato parla quindi di un modello dove la responsabilità sia diffusa e, soprattutto, sia garantita maggior flessibilità, contro un modello irrigidito. Oltretutto, in presenza di un numero ridotto di dipendenti, dove cioè non ci sono le persone necessarie a garantire il funzionamento corrente degli uffici e degli sportelli, il dirigente può rappresentare un lusso inutile: cosa fanno tanti generali se non c’è la truppa?
Da parte degli amministratori si ribatte tuttavia che la dirigenza consente maggior capacità programmatoria da parte dell’Ente e, di conseguenza, maggior qualità dell’azione amministrativa.
Posta tuttavia in questi termini, la questione  può diventare un  falso problema ovvero un discutere con riserve mentali che prescindono dalla corretta logica di cercare il modello in grado di assicurare efficienza ed efficacia al governo della comunità. Sarebbe infatti fin troppo facile disegnare sulla carta un modello meramente teorico fondato sulla previsione di tanti bei posti vacanti, a giustificare maxistrutture, senza dire la verità: che la maggior parte di quei posti è destinata comunque a restare vacante, con il rischio che si dia vita a mostri dalla grande testa e dal corpo lillipuziano.
Certo, l’ideale sarebbe recuperare realismo e scientificità programmatoria, partendo dalla situazione reale dei dipendenti (per numero e categoria) e dal calcolo previsionale del numero dei dipendenti destinati a cessare in un arco di tempo considerato e dei posti presumibilmente rioccupabili nello stesso arco temporale. Partendo da questi dati si potrebbe sviluppare, previa analisi dei fabbisogni e delle prestazioni, il modello più funzionale.
Tornando dalla teoria al modello sotto esame in questi giorni, diciamo che lo stesso si fonda sulla previsione di tre strutture dirigenziali (Settori): un Settore, sovradimensionato (basti dire che si articola in ben 9 Servizi), che mette insieme Affari Generali, Cultura, e Finanza ed il cui dirigente responsabile assume anche la funzione di Vice Segretario; un Settore per i Territorio e l’Ambiente (4 Servizi) e un Settore per la Polizia Locale e la Sicurezza sociale (4 Servizi).
In un primo momento si era pensato di fare di quest’ultimo Settore solo un Servizio autonomo, strutturalmente dipendente dall’Assetto del territorio e funzionalmente dipendente dal sindaco, guidato da un vice-comandante, ma l'ipotesi contrastava con la previsione della legge regionale n. 37/2011, che all’art. 8 richiede l’autonomia strutturale del corpo di PM e, all’art. 11, assegna al comandante della PM la funzione apicale (nel nostro caso, la dirigenza). Nel caso di Triggiano il modello proposto prevede in particolare un comandante-dirigente, supportato da un comandante vicario (D3).
Ora la parola passa ai gruppi consiliari e alle forze politiche, per gli approfondimenti e le eventuali proposte di modifica, prima che il tutto arrivi all’o.d.g. del Consiglio comunale.


 

Commenti  

 
#1 aldinohiend 2012-02-04 07:11
E' il solito gioco delle tre carte.
Sposta qui, sposta lì, chiudi qua, apri là.
La verità è che il carico complessivo di lavoro è UNO e deve essere egualmente e coerentemente distribuito tra tutte le unità al fine di consentire alla macchina amministrativa di procedere al meglio per soddisfare le esigenze dei cittadini (che, ricordo, con il pagamento delle tasse contribuiscono a pagare gli stipendi dei dipendenti della P.A.). Siamo stanchi di inefficienze e delle solite risposte: manca il personale. Nell'azienda dove lavoro io è stata effettuata un'attenta analisi delle "cose da dare" quotidianamente . Successivamente sono stati individuati i carichi di lavoro individuali e per ultimo sono state assegnate alle singole strutture le risorse necessarie in base a tali parametri. Questo "chi deve fare cosa" ha eliminato ogni possibile alibi sia agli impiegati sia ai responsabili degli uffici. Perché non attuiamo questa semplice cosa al Comune di Triggiano?
 

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