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QUANNE LA FEMMENE. Il nuovo spettacolo di Antonella Genga
Scritto da EnDiGi   
Martedì 21 Febbraio 2017 23:15
la locandinaIl nuovo spettacolo di Antonella GengaQuanne la fèmmene”, con Giuseppe De Trizio, offre una ricchissima panoramica della donna barese nella tradizione e nell'immaginario collettivo.
Antonella Genga è attrice completa; spazia dal teatro pirandelliano alla canzone popolare; dalla commedia italiana alla farsa barese, alla danza.
Nelle tradizioni baresi mancava una lettura all'universo femminile; per questo è stata immediata e spontanea l'intesa con Vito Signorile. A lui è stata affidata la regia  per colmare questo vuoto. Uno spettacolo che aiuta, tra l'altro, a superare i personaggi di shakespeariana memoria, “interpretati” da maschi, e che restituisca la gamma dei sentimenti e la carica di sensualità di donna barese radicati nell’immaginario popolare.
Gli intermezzi musicali sono  del chitarrista Giuseppe De Trizio che, accompagna dal vivo le narrazioni dell’attrice.
Lo spettacolo va in scena il 25 e il 26 febbraio  presso Sitara Teatro Via Carmine 18 Bari - vecchia. Info 080 4047713.


 
Pasolini e l'uomo-merce
Scritto da Andrea Costanza   
Giovedì 16 Febbraio 2017 22:12
PasoliniCredo che un autore come Pierpaolo Pasolini debba essere a seconda dei casi scoperto o rispolverato, per essere letto e riletto. Le sue intuizioni magistrali, benché opinabili, offrono delle vere e proprie istantanee sul mondo in cui viviamo. Egli le elaborava in un’epoca, parliamo degli anni 60/inizi anni 70, di grande slancio ottimistico; un’epoca in cui l’economia italiana era in forte crescita, era il lavoro che ti veniva a cercare e non il contrario, mentre i tassi di mortalità, inclusa quella infantile, andavano calando sensibilmente.
L’avvento nel secondo dopoguerra della società dei consumi in Italia, quest’ultima ormai diventata a tutti gli effetti una potenza industriale, fu un processo che però contribuì a stravolgere i costumi di un popolo, prima d’allora, diviso e composto in classi e da realtà locali e particolaristiche, e quindi da un insieme di soggettività distinte e riconoscibili.
Il borghese, il contadino, il proletario, con i loro usi e costumi, erano tali non solo nell’apparenza, ma anche nella sostanza, rispettivamente nel loro modo peculiare di approcciarsi alla vita. Il ventennio fascista, nel suo intento di inquadrare e uniformare i suoi membri in legionari vestiti da pagliacci, a parer di Pasolini, non aveva intaccato e stravolto nelle fondamenta quell’agglomerato interclassista. Quello che non era riuscito a fare il fascismo, lo aveva fatto nel giro di pochi anni la “way of life” a stelle e strisce, questa nuova e potentissima brezza che vede l’economia come assoluto epicentro in una società improntata unicamente sulla produzione, sulla vendita e sul consumo di merci.
Il meccanismo della produzione, della vendita e del consumo di merci su cui si regge un sistema industrial-capitalistico avanzato come il nostro, ha bisogno che il singolo individuo diventi un ingranaggio infinitesimale applicato ad una macchina burocratica che tende, a parer di Pasolini (ma non solo di Pasolini, la bibliografia in merito è piena), a travolgere e a spossessare l’uomo delle sue funzioni umane facendolo diventare poco più di uno strumento; attraverso le sue prestazioni di funzionario-lavoratore da una parte, e di consumatore dall’altro, dovrà contribuire a rendere operante un meccanismo che inevitabilmente lo ridurrà a sua volta a prodotto di consumo.
 
Giù le mani dalla sanità pubblica
Scritto da com   
Giovedì 16 Febbraio 2017 00:34

giù le mani dalla sanità pubblica

 
Caro Michele, mi riconosco nella tua nausea
Scritto da Andrea Costanza   
Giovedì 09 Febbraio 2017 20:59
Caro Michele,
non ti conosco né tu conosci me. Mi chiamo Andrea, e siamo coetanei. Abito nel profondo Sud, a Triggiano in provincia di Bari, tu invece abitavi su al Nord, a Udine. In uno di questi pomeriggi sono venuto a sapere, per caso, del tuo drammatico epilogo. Mi piacerebbe pensare che per caso, tra cinque o vent’anni, magari in una stazione trafficata o desolata, avremmo potuto conoscerci aspettando il solito treno ritardatario, sai com’è, avresti potuto chiedermi una sigaretta o un’informazione, io la sigaretta non te l’avrei data perché non fumo, in compenso avresti ascoltato la mia risposta, il treno nel frattempo sarebbe arrivato, ci saremmo salutati con indifferenza ognuno per la sua strada, “arrivederci, buona fortuna!”, o magari ci saremmo risentiti e rivisti chissà dove e chissà quando.
Per caso, non capiterà. Potrai concordare con me che nella vita capita di non dover mai conoscere persone con cui poter stabilire un contatto fugace, con cui poter scambiare durature comunanze d’intenti e di vedute e amicizie, salvo poi apprenderne la sola esistenza, ancora per caso, quando sono già morte e sepolte. La vita non solo ha il suo senso del ridicolo ma anche quello del macabro.
Mi scuserai, Michele. Forse sono inopportuno, forse può apparire altrettanto ridicolo e macabro che io ti scriva. Scrivendoti forse m’illudo che tu possa leggere queste mie parole, spero, di conforto, di sincera vicinanza.
 
Regione: smantellato il diritto alla salute
Scritto da Partito della Rifondazione Comunista   
Mercoledì 08 Febbraio 2017 12:11
Dal Partito della Rifondazione Comunista di Triggiano riceviamo.
logoIl Piano di Riordino ospedaliero è ormai definitivo.
Si è inevitabilmente compiuto un lento processo di aggressione al diritto alla salute, di svalutazione delle strutture sanitarie pubbliche. Il Piano di Riordino regionale prevede di fatto un consistente ridimensionamento delle strutture ospedaliere pugliesi, prevedendo la chiusura per alcune (8 per la precisione), con la loro conversione entro il 2018 a centri di supporto, e lo smantellamento di vari punti di primo intervento e reparti. Nonostante gli esponenti della maggioranza consigliare alla Regione, capitanata da Emiliano, abbiano ancora il coraggio di definire il piano come una “grande procedura di consultazione”, il provvedimento sostanzialmente rappresenta lo smantellamento di un diritto, la volontà politica di rendere obsoleto tutto un comparto sanitario pubblico, al contempo agevolando interventi di privatizzazione del settore.
Tutto questo si somma ad un contesto sanitario pietoso: vari esponenti sindacali in forza all'organico ospedaliero denunciano condizioni inumane dei pazienti, strutture dove “non ci sono più nemmeno le barelle”, dove spesso “i pazienti sono ammassati in dieci in stanze che ne potrebbero ospitare quattro”, come nel caso del Di Venere e del San Paolo di Bari. Per non parlare delle proteste in terra di Taranto dove sono emerse numerose criticità tra cui la ridotta dotazione di posti letto con un rapporto per numero di abitanti inspiegabilmente inferiore rispetto alle altre province della Puglia, oltreché un organico deficitario di circa duemila unità. Ad Ostuni chiudono i reparti di chirurgia ed ortopedia, mentre i plessi di Mesagne, San Pietro Vernotico e Fasano sono destinati alla riconversione.
Questi sono solo alcuni esempi, in una regione che assiste inerme al progressivo disfacimento sanitario.
Scenari simili, province diverse nella medesima regione.
 
C'è in giro troppa puzza di copertoni bruciati
Scritto da Andrea Costanza   
Lunedì 06 Febbraio 2017 20:11
copertoni bruciatiNon la sentite questa puzza terribile, simile a quella dei copertoni malmessi quando vengono bruciati? La respiri, la vedi quella nera esalazione, ti entra pure nei polmoni e non vedi l’ora che sparisca, e tu non la vedi più perché si leva in cielo, viaggia, s’espande nell'atmosfera, fa il giro del mondo, di questo mondo così brutalmente eterodiretto e uniformato, nel quale per dirla con Milan Kundera “non c’è possibilità di fuga, in nessun posto e per nessuno”, nel frattempo però i copertoni continuano a rimanere lì vicino a te a bruciare e non puoi fare a meno di respirare.
Uomini, donne, bambini, anziani, ragazzi, ragazze, se li guardi bene in faccia ti accorgi che qualcosa sta bruciando in loro, in noi, in te, in me; li guardi che soffocano dentro, con quegli occhi che non hanno nulla da dire, privi di empatia, di sentimenti, di emozioni, di genuinità e io in loro mi ci specchio, mi specchio cioè in quest’umanità spenta, lacerata, che non sa di niente come la carne in scatola, portatrice inconsapevole di un quotidiano e incessante slancio verso il peggio, di un impeto seduttore e distruttivo e di rivalsa contro qualsiasi tipo di soggettività essente e pullulante di umanità e di vita. Un’umanità, questa, divoratrice, affamata di nulla e che nel nulla si rimesta e affonda per approdare sulle rive della perdizione, le quali si materializzano nella volontà di conficcare la propria essenza nel gigantesco magma di ciò che non è e non vuole essere niente, laddove si intersecano vanità, azioni, idee, intenzioni, merci all'insegna del superfluo che rendono la stessa vita altrettanto superflua.
Sostenere che l’umanità sia in fin di vita a molti può destare scandalo. E se fosse già morta? Se lo fosse allora parleremmo di un qualcosa che non esiste, come il popolo assiro-babilonese, scomparso millenni fa; n’è rimasto solo un vago ricordo, niente più. Ebbene, se fosse davvero morta a chi spetterebbe accompagnare il feretro dell’homo non più sapiens ma ludens?
 
Giovedì 2 febbraio Angelo Di Summa presentai suoi haiku
Scritto da com.   
Martedì 31 Gennaio 2017 16:37
la locandina
 
Riflessioni sul presente. Partire da sinistra per un nuovo umanesimo.
Scritto da Alessandro Costanza - Partito della Rifondazione Comunista – Triggiano   
Domenica 29 Gennaio 2017 10:33
PRCRiceviamo e pubblichiamo.
Cari Compagni,
Care Compagne,
Scrivo questo articolo per condividere con voi alcune riflessioni che mi sembra doveroso mettere al centro del dibattito politico. Credo che la nostra società abbia assunto dei tratti somatici davvero preoccupanti, che è possibile rilevare dalla pura e semplice analisi economica passando per quella politica e sociale.
Credo che il sistema capitalistico sia arrivato all'enunciazione massima delle sue distorsioni e contraddizioni, smascherando la sua natura tendenzialmente oligarchica ed intrinsecamente divisoria. Il contesto in cui viviamo è sempre più somigliante ad una giungla senza regole, senza morale alcuna, piuttosto che ad un mondo civilizzato e progredito, per non parlare delle disuguaglianze sociali. Un po' di numeri per chiarire il concetto sono sicuro non facciano poi così male. Questa è la portata del problema, economicamente parlando: l’1% della popolazione mondiale possiede più del restante 99%, 62 super ricchi controllano la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera. Il nostro bel paese non viene di certo risparmiato, dove l’1% più ricco degli italiani è in possesso di quasi un quarto (23,4%) della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero. Dal 2010 3,6 miliardi di persone - la metà della popolazione mondiale - ha visto la propria quota di ricchezza ridursi di circa mille miliardi di dollari: una contrazione del 41%, nonostante l’incremento demografico abbia registrato 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo. I 62 super ricchi hanno invece registrato un incremento di oltre 500 miliardi di dollari, arrivando così a un totale di 1.760 miliardi di dollari di profitti. Nel 2016 10 grandi multinazionali hanno realizzato profitti pari alle entrate di 180 paesi (FONTE: rapporto OXFAM 2016) Tutto questo è palesemente vergognoso.
 
MEGLIO NON SAPERE. Triggiano ricorda la shoah
Scritto da Enzo Di Gioia   
Domenica 29 Gennaio 2017 10:18
Meglio non sapereSi è celebrata anche a Triggiano la Giornata della Memoria,  istituita nel 2004 dalle Nazioni Unite per onorare le vittime dell’Olocausto compiuto  agli Ebrei, i Rom, gli omosessuali e le persone diversamente abili.
Una ricorrenza, però, che se non alimentata rischia progressivamente di spegnersi, anche per il fatto che i testimoni viventi, per l’età,  stanno tutti scomparendo. Quindi ci auguriamo un radicamento sempre maggiore di questa Giornata.  Ben vengano pertanto, queste iniziative per compensare il rischio della perdita di questa importante pagina dell’umanità.
“Meglio non sapere”. E’ questo il titolo dell’idea artistico musicale che ha caratterizzato la Giornata della Memoria  svoltasi venerdì scorso nella Sala mostre del nostro Municipio.
“Meglio non sapere”, performance linguistico recitativo musicale,  tratta dall’omonimo libro di Titti Marrone, giornalista del Mattino  e interessante scrittrice.
Il testo, recitato da Ivan Dell’edera , tratta della drammatica storia di tre bambini ebrei del ghetto di Napoli, deportati nell’indicibile campo di concentramento di Auschwitz. Il racconto si dipana intrecciato alla musica scritta da  compositori ebrei, austriaci e cecoslovacchi deportati anch’essi nei campi di sterminio. Questi brani  struggenti  della tradizione ebraica, sono stati eseguiti da Leonardo Cattedra (clarinetto), Flavio Madonni (violino) e  Antonino Madonni (pianoforte).  Maestri  che fanno parte dell’associazione MisureComposte. Sodalizio di professionisti  teso all’approfondimento e alla ricerca di composizioni musicali poco note,  poco menzionate ma certamente rilevanti per la storia della musica colta.
Ad aprire la serata , presentandone i contenuti , l’assessore alla Cultura Annamaria Campobasso. In chiusura, il sindaco Antonio Donatelli, ha sintetizzato la peculiarità dell’evento affidandosi alle considerazioni e lettura di un passo del libro “ Se questo è un uomo” di Primo Levi.
Una serata completa sotto l’aspetto dell’informazione e, densamente penetrante sotto il profilo del coinvolgimento e delle emozioni.


 
Fallacara. L’ultima spiaggia è un tavolo tecnico. Ma forse il peggio deve ancora venire.
Scritto da Angelo Di Summa   
Mercoledì 25 Gennaio 2017 17:06
Suor FallacaraIl romanzo dell’ospedale Fallacara di Triggiano si avvia verso l’epilogo: un epilogo probabilmente in linea con quella progressiva marginalizzazione del nostro Comune, le cui responsabilità risalgono molto indietro nel tempo e che forse più che essere attribuite a questo o a quel personaggio sono di sistema: un sistema che ha sempre guardato agli interessi spiccioli, all’utile personale o familiare, all’interesse di carriera piuttosto di quello generale, alla mancanza di prospettive, al cannibalismo interno che ha impedito l’emersione di una classe politica capace di progettare e “pesare” al livello sovra comunale, al servilismo verso il “politico” forestiero in cambio di un piatto di lenticchie da consumare in intimità. Al momento delle scelte, Triggiano non ha trovato chi fosse in grado, per peso e prestigio politico, di difenderne gli interessi vitali. Anche questa è la storia del Fallacara: una storia di miopie e tradimenti e di voti dati, su pressione di questo o quel “sovrastante” locale, a personaggi alieni e dimentichi di Triggiano. Un voto da sudditi, o meglio da clienti, e non da cittadini.
Oggi l’epilogo possibile e, al punto in cui siamo, finanche auspicabile, è il tavolo tecnico strappato l’altro ieri dal sindaco Donatelli al presidente della Regione Michele Emiliano.
Stiamo ai fatti, Annunciato per oggi, l’incontro del sindaco Donatelli con Emiliano è stato anticipato a lunedì scorso. Al presidente della Regione il nostro sindaco, accompagnato da una piccola ma qualificata delegazione della sua maggioranza, ha chiesto chiarezza sul futuro prossimo di una struttura ospedaliera, come il Fallacara, costata una barca di risorse pubbliche per dotarla, anche in tempi relativamente recenti, di immobili e attrezzature funzionali, nonché di ottime infrastrutturazioni logistiche e viarie: tutte risorse che, anche per collocazione e mobilità, avrebbero davvero dovuto farne il vero presidio ospedaliero di Bari sud, come ebbe a dire un tempo l’on. Lattanzio, uno di quei politici ancien régime, tanto vituperati, ma ancora in grado di guardare al territorio in termini non di condominio.
 
Il sindaco Donatelli: Quel che stiamo facendo per il Centro Comunale di Raccolta
Scritto da com.   
Domenica 22 Gennaio 2017 22:53
Il sindaco DonatelliDal sindaco di Triggiano Antonio Donatelli riceviamo il seguente comunicato.
Il Centro Comunale di Raccolta (detto CCR) è in fase di completamento.
Con formale nota questa amministrazione ha chiesto alla Ercav, società che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, la possibilità di valutare un trasferimento del sito  avvalendosi di un terreno confiscato alla mafia ubicato sulla s.p. 144 Triggiano-Carbonara.
Purtroppo la Regione Puglia non ha avallato tale soluzione poiché il sito individuato sorge su una strada provinciale al di fuori dal centro abitato, pertanto non rispetta  le linee guida regionali oltre che la normativa nazionale.
Corre l’obbligo precisare che l’Amministrazione, nel preciso scopo di sostenere le richieste degli abitanti del quartiere Casalino e nell’interesse collettivo di disporre di un impianto di proprietà comunale, ha partecipato a una manifestazione di interesse per ottenere un finanziamento regionale finalizzato alla realizzazione di un Centro Comunale di Raccolta in contrada Torrelonga.
Qualora il progetto e il conseguente finanziamento dovesse ottenere un esito favorevole, si potrà realizzare il centro comunale nella nuova area individuata. Il che comporterà un definitivo decentramento del sito, così come comunicato in campagna elettorale.
Rimaniamo disponibili ad accettare proposte e soluzioni costruttive di ogni genere e non strumentalizzazioni demagogiche di pura propaganda finalizzate unicamente a tentare di sminuire l'immagine dell'Amministrazione e del Sindaco.

 
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